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L'avvocatura cambia, e con essa la figura dell'avvocato nella società, e tra la gente. Da professione "elitaria" e di alto livello sociale, oggi l'avvocato è una figura molto diversa. Senza rimpianto alcuno, tuttavia non si può non considerare che il rapporto tra il professionista e il cliente ha subito un profondo svilimento, dovuto -da un lato- allo spregiudicato esercizio della professione da parte di molti colleghi, e -dall'altro- all'effetto che leggi azzardate (come il decreto Bersani) hanno avuto nei confronti di tutte le categorie professionali, ed in particolare contro l'avvocatura, infierendo -con l'azzeramento delle tariffe e la pubblicità selvaggia- un colpo quasi mortale a migliaia di giovani avvocati. Fare l'avvocato non è facile: significa profonda assunzione di responsabilità, in primis dinnanzi al cliente, ed in secundis nei confronti della collettività, quando ci si confronta con la giustizia. Per questo motivo, ritengo che sia necessaria una presa di coscienza da parte degli avvocati italiani, che li spinga a diffondere, nelle istituzioni e tra i clienti (troppo spesso identificati come "consumatori", quando invece sono purtroppo solo vittime di un diritto violato, o comunque soggetti di cui si deve assumere la difesa) il valore e la portata del diritto alla difesa, che solo un avvocato può sostenere per conto del proprio assistito fornendo il massimo delle garanzie, ad un costo proporzionato.
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